Siete voi

Stamattina, sul tram (sì, #ertre, però a ‘na certa fateve ‘na famija), seduta di fronte a me c’era una ragazza. Era carina, aveva un cappotto di taglio militare molto bello, leggeva Internazionale, ogni tanto guardava lo smartphone. Quando guardava lo smartphone, sorrideva. Poi digitava qualcosa, aspettava, poi sorrideva di nuovo.
Al Circo Massimo è scesa, sembrava contenta.

A fianco a ma c’era un ragazzo africano (un “ragazzo con la carnagione scura”, come direbbe Il Tempo. Insomma, uno col ritmo nel sangue). Teneva la testa poggiata da una parte e sonnecchiava. All’altezza del Colosseo sono uscite alcune note ovattate dal suo taschino. Lui ha tirato fuori il telefono e ha letto. Ha fatto una telefonata, non so cosa dicesse ma si capiva che era una cosa allegra. Poi si è appoggiato di nuovo con la testa e ha richiuso gli occhi.

A Piramide è entrata una donna, avrà avuto poco più di me. È salita sul tram mentre parlava al telefono, ha detto “Mamma, non te ne devi preoccupare, non è un problema. Ci penso io, stai tranquilla”. Hanno parlato ancora un po’, poi, finita la telefonata, lei ha guardato il telefono, ha scritto qualcosa, anche lei ha sorriso, poi ha cominciato ad ascoltare della musica.

In tutto questo, io stavo chiacchierando con un’amica. Le stavo raccontando una cosa carina che mi è successa ieri (sì, nel frattempo mi stavo anche facendo ampiamente i cazzi degli altri).
Poi sono sceso anche io.

In questi giorni sto organizzando, per il terzo anno di fila, una festa, qui a Roma, per rivedere quel centinaio e più di persone che ho conosciuto e a cui mi sono affezionato (ok, non esattamente *tutti*) proprio grazie a Internet, a FF, a Whatsapp, a Facebook, etc.
Alcuni di loro sono diventati i punti fermi della mia vita, e questo perché, nei momenti da condividere (belli o brutti), li ho sempre avuti vicini, a qualsiasi ora, perché “stavo incollato allo smartphone”. Come vedete, non mi stavo affatto isolando (a volte sì, ma è un altro discorso).

Allora ho pensato che vorrei dire a tutta quella pletora di sfasciacoglioni del “Ah, signora mia, oggi siamo tutti risucchiati dagli smartphone, nessuno parla più con i suoi vicini, la gente è isolata dalla teconologia”, a tutti quei disagiati che evidentemente vent’anni fa attaccavano pippa agli sconosciuti sull’autobus, a quel tapino di Antoine Geiger, a quel gigantesco palo in culo che è diventato Moby, a tutti questi vorrei dire che, se avete l’impressione che, da quando esistono gli smartphone, la gente non vi parli più, beh, forse il problema siete voi che siete una lagna. Non è la gente. Non sono gli smartphone. Non è internet.

Siete voi.

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