Un’assenza indimenticabile

Due ricordi di mio padre, che riaffiorano dai suoi amici di gioventù e a distanza di quasi settant’anni disegnano in due tratti l’unico uomo che io abbia mai amato.

Siamo stati compagni di classe nel triennio della scuola media ed abbiamo frequentato a Rimini l’istituto situato nelle piazzetta dei Teatini. Ci recavamo a scuola con l’autobus militare, nel quale l’allegra ma educata brigata studentesca del Villaggio saliva alle 7,50 e dal quale scendeva alle 13,40. Quando c’erano lezioni supplementari si andava a piedi e spesso si univa a noi due Renzo Amadori, che frequentava la stessa classe ma in un’altra sezione. È stata in una di queste occasioni, che mentre mi recavo a scuola, con Alessandro sempre molto compito, educato e cavaliere, tanto che si offriva di portarmi i vocabolari, ci imbattemmo in un’officina, dove un trattore libero dalla corazza e pronto da riparare faceva brutta mostra di sé. Il massimo per la curiosità di Alessandro ed il minimo per me, da sempre disinteressata di meccanica, per cui lui si voleva fermare ed io non volevo perdere tempo. Da ragazzo acuto e sensibile quale era cominciò a descrivermi analiticamente ed in modo vivo e chiaro tutti i congegni e i meccanismi del motore e del suo funzionamento, che io mi appassionai alla sua descrizione dimenticandomi del tempo e ricordandomi per sempre della sua brillantezza intellettuale. Ed era sempre così Alessandro: ogni cosa stimolava la sua curiosità e fantasia ricavandone narrazioni magiche.
Quando d’estate ci si ritrovava allo stabilimento balneare militare Alessandro diventava un mattatore perché abilissimo nell’arte del maneggiare le parole e raccontare.
Se si giocava a pallavolo o a racchettoni si defilava, perché pur avendo un buon fisico alto e slanciato, gli sports non lo interessavano molto ma quando ci si riuniva sotto gli ombrelloni o vicino alle cabine diventava l’anima della comitiva.
Con aria seria e compassata inventava le storie più esilaranti;
le raccontava, le animava con battute e trovate spiritose facendoci ridere a crepapelle, mentre lui, da buon gigione, più maturo ed intelligente di noi, rimaneva serio ma soddisfatto di sé.
Gli aneddoti scolastici sono tanti perché era un ragazzo acuto e libero in anticipo sui tempi, che negli anni sessanta contestava con una forte dose di ironia gli aspetti grotteschi dell’esistenza. Pur fornito di buone dosi intellettive a scuola non faceva mostra di sé ma era silenziosamente e sornionamente contestatore.

A. P. G.

Ricordo quando costruì un amplificatore a valvole, di cui mio padre gli fece il mobile, che conteneva anche il giradischi che poteva caricare una decina di LP o di 45 giri, quante ore ad ascoltare dischi.
Ricordo anche lo schema finale di potenza EL86 e preamplificatore con ECC81 perchè volevo farlo anche io che ero agli esordi dei miei studi di elettronica, anni dopo l’ho costruito uguale perchè mi aveva lasciato lo schema, ma io non riuscii mai a togliergli un leggero residuo di alternata, mentre il suo era perfetto.

L. P.

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Una risposta a Un’assenza indimenticabile

  1. Claudia ha detto:

    Mi sa che gli assomigli tanto…tranne la parte dell’elettronica!

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